le motivazioni degli autori

Genna

Questo testo è sorprendente per la complessità dello stile, l’utilizzo di un lessico ricercato e coerente, gli spostamenti dello sguardo, l’opportunità delle figure retoriche utilizzate – si tratta di un’aggiunta davvero complessa e all’altezza delle pagine che precedono e seguono nel mio libro. C’è una freschezza violenta nella scelta di una lingua mai banale, che sposta i significati e le attese. Questo è autentico sentimento della lingua poetica e di quella narrativa. La ricchezza dei significati deborda e diventa uno sviluppo che si genera da se stesso, a ogni riga, a ogni frase, in una concatenazione che comunica un senso di panico e di affanno continuo, di attesa che non viene risolta e di forte identificazione con la materia trattata. C’è forse una mimesi con la situazione di chi nasce con il cordone ombelicale che strangola? Ma chi nasce? E nasce davvero o sta per morire? E perché la puerpera è psichicamente instabile il padre è connotato soltanto da meccanismi come i tic? In questo brano vive una lingua che sta imparando a muoversi, a diventare autonoma, indipendente: è una lingua che nasce”.

 

Oggero

62, In questa pagina che non c’era l’autore/autrice ha saputo cogliere e mimare il particolare linguaggio discorsivo di parte del libro in esame e soprattutto ha centrato e sviluppato le caratteristiche psicologiche del personaggio di Camilla Baudino.

 

Magrelli

Che difficile scelta! Sono stato indeciso per diversi giorni. Solo alla fine, messo alle strette, pur fra grandissimi dubbi, ho optato per la pagina numero 54. Posso riassumere le mie ragioni in questo modo: è l’unico testo che parla di qualcosa a cui non avevo mai pensato. Avete presente il finale di The fifth sense, con Bruce Willis? O quello di The Others, con Nicole Kidman? Ebbene, leggendo il testo n. 54 ho avuto la stessa, sorprendente sensazione di rovesciamento. Splendida idea, e ottimo sviluppo. Complimenti e, soprattutto, grazie!

 

Lagioia

Io vorrei premiare con un ex aequo il componimento n. 77 e il n. 113. Per un motivo molto semplice. Oltre a essere quelli scritti meglio, sono complementari, ognuno possiede ciò che manca all’altro. Rappresentano (giustamente prima della fioritura, vista l’età di chi li ha composti) le due anime della letteratura romanzesca. E cioè la capacità di lavorare per concetti, arrivando ai fatti attraverso la speculazione (77) o di fare esattamente il contrario (il 113: partire dalla descrizione di un fatto, di un’azione, di un episodio, lasciando al lettore il complito di trarre le conseguenze). Fare filosofia sul mondo (o su una generazione) partendo da una  storia (77), o limitarsi a raccontare i fatti, ma abbastanza bene da lasciarci intravedere (113) tutto ciò che si muove dietro? Entrambe le cose si possono fare, entrambe le strategie hanno cittadinanza nel mondo delle lettere. C’è posto per i Manganelli e per i Moravia, per i Faulker e per gli Hemingway (seppure l’autore o l’autrice del 77, che pure cita Hemingway, si dimostra più fitzgeraldiano visto che va più per concetti che per immagini o azioni, ma qui sta il bello), per i Céline e per i Flaubert e, ovviamente, per i Tolstoj e per i Dostoevskij. Così, se all’autore del 77 consiglierei di sviluppare sinuosamente i propri concetti e le proprie considerazioni sul mondo, ma eludendo più che mostrando i propri trofei letterari (Hemingway, la lost generation: il trucco sta nel mostrarli senza mai nominarli!) all’autore o autrice del 77 l’invito è di andarci ancora più a fondo con la costruzione di scene e dialoghi. Insomma, l’ex aequo mi pare una giusta celebrazione, oltre che dei due componimenti che mi sembrano meritarlo maggiormente, anche della dualità (come minimo) della letteratura. Bravi ai due che hanno vinto. Un ringraziamento speciale e un abbraccio ovviamente anche agli altri ragazzi che hanno partecipato. Per chi volesse continuare, un consiglio che mi sento di dare con assoluta certezza di non sbagliare: ricordatevi, la migliore scuola di scrittura esistente sul pianeta è la lettura forsennata di libri belli e la capacità di condividerla con le persone che vi piacciono, o anche solo che reputate interessanti.
In bocca al lupo.

 

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